Bibart: viaggio nell’Arte contemporanea a Bari


Per la prima volta a Bari si tiene la Biennale Internazionale d’Arte Contemporanea con più di 120 artisti in gara provenienti da Italia, Argentina, Armenia, Brasile, Croazia, Francia, Grecia, Iraq, Uruguay. Più di 320 opere d'arte, tra cui notevoli dipinti, sculture, grafica, video art, installazioni.

La Biennale è stata inaugurata il 15 dicembre e rimarrà aperta fino al 15 gennaio 2017.
Noi di Arteinviaggio siamo andati alla scoperta di questo evento dedicato all'arte contemporanea.
Ricordate che tutti gli eventi sono ad ingresso libero.

Per le esposizioni sono stati scelti teatri inediti: le Chiese di Bari vecchia si popolano di bellissime opere, divenendo luoghi di incontro con l’arte.
Non dimentichiamo che queste chiese sono spesso chiuse, quindi quale migliore occasione di questa per visitare la mostra e l’interno delle splendide chiese di cui solitamente ne ammiriamo solo le facciate?

Sicuramente una bella sfida, ma vincente perché i visitatori e gli appassionati d'arte hanno la possibilità di ammirare due forme d'arte, una antica e l'altra moderna.

I luoghi dell'arte di Bibart

Andiamo alla scoperta dei luoghi dell'arte proposti dalla Biennale.
Le location sono: Chiesa della Vallisa, Santa Teresa dei Maschi, San Gaetano, Chiesa del Gesù, Succorpo della Cattedrale di San Sabino, S. Anna, a cui si aggiungono il Museo Diocesano, l’Auditorio Federico II Eventi, Palazzo Domus Milella e la Sede Alliance Française di Bari.

Nei prossimi paragrafi vi proponiamo un itinerario davvero speciale che vedrà protagonista l'arte e i suoi massimi esponenti del Novecento. Tutto all’interno della spettacolare cornice di Bari vecchia tutta da scoprire con i suoi vicoli, archi, palazzi e chiese.

Museo Diocesano

Superato l'arco di S.Teresa procedete verso il Museo Diocesano, prima tappa di questo viaggio.
Il Museo Diocesano ospita una mostra d’eccezione «Dal  Postimpressionismo al Neorealismo: viaggio tra le avanguardie del Novecento».

Al suo interno sono esposte 48 opere dei grandi maestri, tra cui: Cézanne, Renoir, Picasso, De Chirico, Dalí, Balla, Mirò, Boccioni, Modigliani.

Molte di queste opere appartengono alla collezione privata del maestro William Tode, curatore, insieme a Miguel Gomez, della Biennale.
Di notevole pregio e bellezza è la monografia del maestro Tode, esposta nella Chiesa del Gesù.

Il percorso espositivo si apre con la Composizione (1976) di Joan Mirò, ma potrete ammirare altre opere lungo il percorso espositivo, come la Figura.

Ma chi è Mirò?
Indubbiamente uno dei più geniali rappresentanti del surrealismo.
Lo stesso fondatore di questa corrente artistica, André Breton, lo ha definito “il più surrealista di noi tutti”.
Miró ha cercato con la sua arte nuovi criteri di espressione, cercando di affrancarsi dagli schemi imposti dalla pittura convenzionale con uno stile surrealista sempre più marcato.

Innanzitutto precisiamo cosa si intende per Surrealismo.

Il Surrealismo è un movimento di avanguardia nato in Francia ai primi del Novecento e sviluppatosi durante il periodo tra le due guerre mondiali, con l'obiettivo di rinnovare il rapporto tra mondo e individuo.
L'uomo, l’artista deve fronteggiare i postumi del conflitto mondiale che lo hanno lasciato superstite e privato di ogni certezza e punto di riferimento: è il momento di cambiare punto di vista!


I surrealisti vanno oltre il controllo della ragione per esaltare la forza creativa dell’inconscio: “La realtà diventa un mondo di sogno”.

Proviamo a chiedere a Mirò dove trae la sua ispirazione per le sue opere: «le cose più semplici mi danno delle idee … il rumore dei cavalli nella campagna, le ruote di legno di carri che cigolano lungo la strada, il suono di passi, grida nella notte, grilli». È proprio la sua terra natale, la Spagna e Palma de Mallorca, dove ha vissuto, ad alimentare la sua creatività.

Le opere di Mirò sono caratterizzate da sfondi geometrici e colori omogenei, da immagini fantastiche, fantasiose, umoristiche e contorte.
I colori dominanti sono tinte forti come rosso, blu, giallo e nero che provocano un notevole impatto visivo.

Miró dipinge a olio su tela, ma utilizza anche tecniche moderne come il collage. Negli anni successivi alla Seconda guerra mondiale, si dedica ad altre tecniche come la ceramica, la scultura, l’acquaforte.

Ma il percorso non può prescindere da un altro grande genio: Salvador Dalí.
Possiamo ammirare uno schizzo di Tristano e Isotta da cui è già possibile intravedere tutta l’estrositá unica delle sue opere.


Tutto nella rappresentazione è dualismo, polarità, a partire dal genere dei due personaggi, che si fondono in figure androgine e carnascialesche.
Un Tristano ed Isotta surreali appunto, uno studio dei personaggi in una chiave innovativa, lontana anni luce dai personaggi medievali, protagonisti della storia d'amore più struggente ma incredibilmente passionale tra due giovani innamorati.

Il percorso espositivo culmina con due opere di de Chirico, I Cavalli e Il Trovatore.
Abbiamo già ampiamente discusso in un precedente articolo i temi dominanti della produzione di de Chirico: anch'egli trae ispirazione da miti e leggende, in particolare quelle della civiltà greca.

Ulteriore chicca è l’opera di Picasso, Le modelle nello studio.
Il tema del rapporto tra l’artista e le sue modelle è dominante nelle opere di Picasso: muse ispiratrici nel momento della creazione dell'opera sono figure centrali che animano la creatività del pittore.

Sua compagna è stata proprio una delle sue modelle, Fernande Olivier. Nei celebri ritratti il suo volto è scomposto in diverse sezioni di piano che esaltano gli elementi costitutivi: i profondi occhi, il naso, la capigliatura emergono dal quadro divenendo tridimensionali.
Anche qui due protagonisti indissolubilmente legati l'uno all'altra ma infinitamente distanti, separati dal cavalletto su cui poggia quella tela che svela tutta interiorità dell’artista.



Interiorità, quella di Picasso poliedrica e complessa, animata da figure mitiche e mitologiche: il toro e il cavallo, simboli di forza ed energia vitale.Proprio come il mondo di de Chirico, anche quello di Picasso prende spunto dalle leggende mitologiche, in particolare il mito del Minotauro di Creta: figura duale, metà uomo, metà toro. Ragione ed istinto convivono in un'unica creatura mostruosa.

Le sue opere sono caratterizzate da elementi intrisi di valenze simboliche, studiati singolarmente e poi assemblati.
Il risultato è quello di un'immagine onirica da incubo o da sogno…
Surrealismo, Dada e Cubismo, per poi passare al Futurismo di Boccioni e giungere al Cubo-futurismo del maestro Tode, un maestro vivente a cavallo dei due secoli.

Chiesa di S. Anna

Avventurandoci per i vicoli di Bari vecchia giungiamo alla Chiesa di S. Anna, dove potrete ammirare gli splendidi quadri di Miguel Gomez in stretta connessione con gli ambienti della sacralità cristiana.
Le opere esposte costituiscono una interpretazione in chiave pop-art delle opere dei grandi maestri dei secoli passati che ritraggono Madonne con il Bambino, il Cristo, la Pietà.

Chi è Miguel Gomez?
Artista barese, Michele Loiacono nasce in Germania nel 1962. Figlio d’arte, frequenta gli atelier di Pablo Picasso e Bernard Buffet.

L’incontro con Salvador Dalì è determinante nella sua vita e decreterà il destino di Miguel Gomez e della sua arte.
La sua produzione è molto ampia, passando dalla pittura alla body art, alla performance art, la video art e installazioni.

Nel 2013 collabora con una performance di body art alla mostra antologica del maestro William Tode, ultimo esponente del Neorealismo italiano ed ex direttore dell’ufficio studi del museo degli Uffizi.

In occasione della Biennale di Bari, la Chiesa di Sant’Anna ospita  la monografia “Mater et Filius”.

Miguel Gomez rende pop i grandi capolavori dell’arte cristiana, con le tonalità accese e brillanti del rosso, colore dominante, espressione di forza vitale e generatrice.
Mater et Filius” è dedicata al tema della  maternità e della creazione di Maria, Madre di Dio, e di tutte le madri.

Miguel Gomez crea nuove Madonne pop dai tratti ispanici, dagli occhi di un marrone caldo che richiama il colore della Madre Terra, creando una nuova concezione di Donna-Madonna.
Così la sua Pietà interpretata in chiave pop-art diventa moderna e attuale, simbolo universale del dolore di ogni madre alla perdita del proprio figlio.


Miguel Gomez si dedica anche a nuove forme d'arte, tra cui la performance-art, dove il corpo diventa tela e il colore prende vita sul corpo dei modelli. Cade così l'ultimo ostacolo tra l'artista e le sue muse ispiratrici, la tela, divenendo un tutt'uno danzante.

I lavori di body painting di Gomez diventano quadri, in cui il corpo della modella è la tela, il colore il medium, le figure, spesso geometriche, diventano vestiti di luce e carne.

Bibart, un evento straordinario come dimostrano i numeri: oltre 10mila visitatori in 20 giorni e più di 300 studenti da tutta la regione hanno prenotato le visite guidate.

Bari Vecchia, la città di san Nicola, diventa un cuore pulsante dell’arte in tutte le sue manifestazioni, rafforzata anche grazie alla collaborazione tra la Biennale internazionale d’Arte di Bari e Area Metropolitana e i Giovani della Commissione Italiana per l’UNESCO, che accolgono i visitatori nelle esposizioni organizzate nelle diverse sedi della città vecchia.

Per maggiori informazioni su orari di apertura, eventi e manifestazioni consultate la pagina ufficale..

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