Visita Taranto spartana in un giorno


In questo articolo andremo alla scoperta della capitale della Magna Grecia: siamo in Puglia, a Taranto.
Conosceremo le sue radici, i miti e le leggende di Taranto, nonché la storia di questa civiltà attraverso un viaggio nell’ipogeo Bellacicco che oggi ospita il Museo Spartano di Taranto.

Visita al Museo

Un tour guidato della durata di 1 ora vi porterà alla scoperta dell’ipogeo e delle sue stanze, ripercorrendo la storia di Taranto sin dalla sua fondazione.
La guida turistica insieme al Dott. Bellacicco spiegano gli aspetti storici e tecnici con interessanti parentesi antropologiche.

Sebbene non sia esposta alcuna opera originale, la visita di questo museo è davvero interessante perché grazie alle bellissime riproduzioni ad opera di artisti locali e alle delucidazioni della guida è possibile farsi un’idea dell’antico splendore di Taranto.

Taranto tra mito e leggenda
Numerose leggende raccontano la fondazione della città per opera di Taras (Τάρας in greco) eroe mitologico figlio di Poseidone e della ninfa Satyria, eroe da cui deriva il nome e il simbolo della città.


Una di queste narra che Taras sarebbe il fondatore spirituale dell'antica colonia magnogreca: circa 2000 anni prima di Cristo, Taras approdò sulle rive italiche dello Ionio e compiva sacrifici in onore di Poseidone, quando gli apparve all’improvviso un delfino.
Questo fu un segno divino di buon auspicio che avrebbe reso Taras il fondatore di una nuova una città da dedicare a sua madre Satyria o a sua moglie Satureia: la chiamò Saturo, località ancor oggi esistente, dove vi è un importante sito archeologico.

Secondo la tradizione, nell'VIII secolo a.C., in quello stesso luogo approdarono i coloni greci provenienti da Sparta e guidati da Falanto, i quali, sottratto il territorio agli Iapigi, fondarono la città di Taranto in onore di Taras.


Un po’ di storia
Come sostiene il Dott. Bellacicco: “gli uomini sono sempre uguali a se stessi, non cambiano mai”
Per questo la storia antica ha ancora oggi molto da insegnare.

"Popolate la grassa terra degli Iapigi e siate la loro rovina. Quando vedrai piovere dal ciel sereno, conquisterai territorio e città".
Con queste parole l’Oracolo di Delfi predisse all’Ecista spartano Falanto lo sbarco sulle rive di Saturo e la fondazione della città di Taranto.

Ma chi sono Sparta e gli spartani?

Taranto è indubbiamente il principale insediamento greco e uno dei pochi che conserva la cultura spartana, di cui in Grecia rimangono poche testimonianze, se non nell'area archeologica di Sparta.

L'odierna Sparta (Sparti in greco) non è che un piccolo villaggio e nulla rimane dell’antico splendore di questa civiltà che si contese con la rivale Atene la supremazia nel Peloponneso e in tutto il mar Egeo.
Una delle più antiche guerre, durata
durata ben 27 anni (dalla primavera del 431 a.C. al 404 a.C.) costata migliaia di uomini e navi, è stata combattuta tra spartani e ateniesi.



Siamo nel 404 a.C. è terminata la guerra del Peloponneso.
Sparta vittoriosa non rade al suolo Atene, ma le impone severe condizioni di pace: distruzione delle Lunghe mura, consegna di tutte le navi tranne dodici, abbattimento della democrazia e instaurazione di un regime oligarchico. L’incarico di redigere nuove leggi fu affidato a un consiglio di trenta membri, guidati dall’intellettuale aristocratico Crizia.
Questo consiglio instaurò un regime oligarchico che per la sua durezza fu detto “dei Trenta Tiranni”. I democratici furono colpiti con condanne a morte, confische, esilio; la cittadinanza fu limitata a tremila persone.

La salvezza di Atene venne dall’esterno: nel 403 a.C. i democratici che si erano rifugiati fuori città per sottrarsi alle persecuzioni, guidati da Trasibulo, rientrarono in città, sconfissero i Trenta tiranni e ristabilirono una democrazia moderata.

Il lungo conflitto tra Atene e Sparta indebolisce in realtà entrambe le poleis, così come tutta la Grecia che si avvierà verso un lento declino, fino a divenire una colonia del grande impero ellenico di Alessandro Magno.


Le colonie greche in Italia: la Magna Grecia
Perché i greci sentirono la necessità di fondare colonie?
Le città della Grecia antica, spinte talvolta dal sovraffollamento ma anche dallo spirito di avventura e scoperta, avvertono la necessità di cercare altri luoghi dove poter inviare colonie di cittadini desiderosi di nuovi spazi.

La colonizzazione interessa principalmente la Sicilia e l’Italia meridionale. Questi paesi sono già inclusi nelle principali rotte commerciali greche, pertanto i coloni conoscono molto bene i popoli italici indigeni (Iapigi, Siculi, Liguri, Choni, Morgeti, Lucani, Sanniti, etc.) con i quali intrattengono rapporti commerciali.

La mancanza di un potere accentrato permette ai nuovi occupanti di accaparrarsi, a volte anche ricorrendo alle armi, un proprio spazio e a fondare nuove città.


La fondazione di Taranto

Quando si decideva la fondazione di una nuova colonia, per prima cosa si consultava l’oracolo, in genere quello di Apollo a Delfi, per sapere quale fosse il luogo di destinazione assegnato dalla divinità.
Dopo il vaticinio si organizzava il viaggio organizzando le navi e tutto l’occorrente necessario, come armi, vettovaglie, arnesi da lavoro. La spedizione era guidata da un comandante chiamato ecista, che in greco significa fondatore di città.

Per quanto riguarda la fondazione di Taranto le cose sono andate allo stesso modo.
Sparta era in guerra con i Messeni, popolo confinante con quello spartano.
La guerra si protraeva da dieci anni, a Sparta non nasceva alcun bimbo, così il popolo spartano avrebbe finito per estinguersi.

Gli uomini allora decisero di mandare a casa i ragazzi che si erano man mano aggiunti all’esercito nel corso degli anni e che non avevano prestato giuramento, con l’ordine di accoppiarsi indistintamente con tutte le vergini, in modo da non trascurare nessuna possibilità di procreazione.

Anni dopo, finita la guerra, i veterani tornarono a casa e trovarono tutti questi ragazzi senza padre e senza disciplina.
Divenuti adulti, non si volle riconoscere loro i diritti civili, che consistevano essenzialmente nell’assegnazione di un pezzo di terra.
Questi giovani ordirono una congiura per prendere il potere a Sparta; la rivolta però venne scoperta e i giovani, sotto la guida di Falanto, furono mandati a fondare una colonia, Taranto.

Senza indugio si recò a Delfi per interrogare l’oracolo di Apollo sul da farsi, l’oracolo parlò per mezzo della Pizia, sacerdotessa del dio Apollo, che disse queste parole: “Ti dono Satyrion e la ricca terra di Taranto
da abitare e d’essere flagello agli Iapigi”.



Mentre era impegnato nei preparativi della partenza arrivò con dei messi da Delfi un altro oracolo: Falanto sarebbe riuscito a conquistare Taranto e il suo territorio dopo essere stato bagnato da un acquazzone a ciel sereno.

Falanto sulla nave poggiava scoraggiato la testa sulle ginocchia della moglie che lo aveva seguito in viaggio, rimproverandosi di essere partito in fretta senza consultare gli interpreti sul significato delle parole del dio, quando questa, che si chiamava Aithra (cielo chiaro), prese a piangere dirottamente bagnando il capo del marito. Fu allora subito chiaro il significato dell’oracolo, la pioggia profetizzata era il pianto di Aithra.

Curiosità
Il mito della fondazione di Taranto ad opera di Falanto è rappresentato nel Borgo Antico di Taranto su un pannello ceramico realizzato dall'artista Silvana Galeone su idea e progettazione del Centro Culturale Filonide nel 2005.

Il toponimo compare anche sulla Mappa di Soleto, la più antica mappa geografica occidentale proveniente dall'antichità classica, incisa su un piccolo frammento di un vaso attico smaltato di nero, custodito nel Museo archeologico di Taranto Marta.



Nel 1996 in una cerimonia nella Sparta moderna i sindaci di Atene e Sparta hanno firmato, alla presenza del presidente della Grecia, un documento che conclude ufficialmente la Guerra del Peloponneso. Malgrado il conflitto armato fosse terminato nel 404 a.C., non era infatti mai stato concluso un vero e proprio trattato di pace.

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