Viaggio nel Mani: le 4 tappe da non perdere

Grecia: alla scoperta del Peloponneso - Parte seconda


Il nostro viaggio nel Peloponneso continua ancora, alla scoperta del cuore pulsante della storia greca.
Si tratta ancora di una meta molto meno popolare rispetto alle più famose ed animate isole Cicladi, stracolme di locali e strutture alberghiere super-attrezzate.

La penisola a sud della Grecia è ideale per chi vuole davvero concedersi una pausa dalla routine e dalla frenesia imposta dai ritmi della vita lavorativa.
Qui la dimensione temporale si dilata seguendo il solo ciclo solare...Dimenticate l'orologio e lasciatevi pervadere da rievocazioni mitologiche, dalle suggestioni provocate dalla vista di spettacolari spiagge deserte, dell'interno fatto di villaggi e dai racconti di tradizioni millenarie.


Il nostro viaggio continua nel secondo dito del Peloponneso, nel profondo sud irraggiungibile e sconosciuto persino agli stessi greci: siamo nella penisola del Mani.


Per i veri viaggiatori sentire solo il nome rievoca emozioni indescrivibili: qui ha vissuto fino alla morte Patrick Fermor… Chissà quanti suoi fan hanno bussato alla sua porta per un autografo su una copia del suo romanzo.

Sulle orme di Patrick Fermor…

Fino a metà del Novecento, il Mani era quasi del tutto sconosciuto.
Il merito della scoperta va allo scrittore-viaggiatore inglese Patrick Leigh Fermor che racconta il proprio viaggio nel libro Mani: viaggi nel Peloponneso, pubblicato nel 1958.

Questo saggio-romanzo può essere davvero considerato una pietra miliare della letteratura di viaggio: Sir Fermor unisce alla descrizione delle tappe delle sue avventurose peregrinazioni piacevoli digressioni sulla storia e le tradizioni del Mani e di tutta la Grecia.

Il libro racconta di una Grecia ancora primitiva, dove il turismo non esiste, si viaggia a dorso di mulo e mitica è l’accoglienza degli abitanti, la cosiddetta filoxenia greca.

Un luogo selvaggio, il Mani, brullo e aspro e insieme bellissimo, sostanzialmente sempre identico a se stesso.
La gente del luogo si considera con orgoglio discendente dagli antichi Spartani, rispettando ancora le tradizioni. Un motivo in più per visitare questa terra.



Il Mani a sua volta si divide in due regioni: Mani esterno e interno.
Se volete saperne di più sul Mani più autentico, cioè quello interno, leggete il prossimo paragrafo.


Alla scoperta del Mani Interno: i luoghi da non perdere

1) Aeropoli, la città di Ares


È la “capitale” del Mani, è qui che iniziò la ribellione greca contro la dominazione turca, capeggiata dall’eroe Petro Mavromichalis che fu al comando della guerra d'Indipendenza greca.

La statua dell’eroe domina la piazza principale di Aeropoli.


Proseguendo per la strada principale è tutto un susseguirsi di raffinati lounge bar con musica chill out, locali bohemien arredati con tappeti orientali e panche in legno da riciclo creativo, nonché una simpatica biblioteca stracolma di copie del romanzo di Fermor.


La città è stata completamente ristrutturata: le case restaurate com’erano una volta, tutte in pietra con colori omogenei in pieno rispetto dell’architettura originale.
Merito anche dei fondi stanziati dall’Ue, che hanno permesso la ristrutturazione conservativa di molti edifici cadenti.

2) Vathia il villaggio fantasma

Il viaggio procede in direzione sud, verso Vathia, oggi disabitato ma un tempo è stato uno dei villaggi più ricchi di case turrite.
Fermor è stato anche qui, ospitato da una famiglia del paese.

Una sosta a Vathia è d'obbligo per ammirare lle originali case maniote, perché gli altri villaggi sono stati in gran parte restaurati o del tutto ricostruiti.

3) Case-torri maniote

La desolazione del Mani...Così si intitola uno dei primi capitoli del libro di Fermor.

Dovete sapere che tutta la penisola è disseminata di più di 800 torri che animano le desolate alture del Mani interno dove non sbuca nemmeno un albero, solo una rada macchia mediterranea ravviva il paesaggio.


Uniche nel loro genere, Fermor racconta della particolarità delle case-torri del Mani, sorta di abitazioni verticali turrite, da cui le famiglie maniote si facevano la guerra a colpi di arma da fuoco.
Per secoli, fino alla seconda metà dell’Ottocento, ogni villaggio del Mani era teatro di vere e proprie faide: dalle loro case-torri, le famiglie rivali si sparavano le une contro le altre, senza esclusione di colpi, con l’unico obiettivo di sottomettere l’avversario.

Finché il Bey Petro Mavromichalis riuscì a riunire tutte le famiglie maniote e a capeggiare la rivoluzione greca.

Il grande eroe a capo dei manioti è divenuto una figura leggendaria e venerata tuttora dalla gente locale.


4) Capo Matapan
Questa parte della Grecia, troppo lontana dal classico circuito archeologico, rimane una tappa per veri viaggiatori.


Poca gente in giro, perlopiù abitanti del posto: lungo la strada è possibile comprare miele locale dal sapore indescrivibile...Questa prelibatezza era considerato il nettare degli dei, la cosiddetta ambrosia.

Il paesaggio che possiamo ammirare è esattamente come lo descrive Fermor: colline aspre, bruciate dal sole, il timo fiorito che impregna le narici, strade che ti fanno fermare a ogni curva per la meraviglia.

Curva dopo curva giungiamo al capo più meridionale del Peloponneso e dell’Europa continentale: capo Tenaro o Matapan.

È qui che la mitologia greca colloca l’ingresso dell’Ade, il regno degli Inferi. Da qui Orfeo si calò nelle viscere della Terra per trovare la sua Euridice.

Il nostro viaggio nel meraviglioso Peloponneso non termina qui… C’è ancora tanto da scoprire!!
Per saperne di più aspettate il prossimo articolo!

Commenti

  1. Complimenti. La scorsa estate ho finito di leggere il libro di Fermor e mi è venuta voglia di tornare nel Peloponneso, dopo tanti anni dall'ultima volta, e di visitare con più calma proprio il Mani, che allora vedemmo di striscio. Adesso il desiderio di tornare è accresciuto da questa interessante relazione

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